Come siamo diventati Cuori Nomadi

In due parole :

Abbiamo deciso di cambiare vita, mollando lavoro, casa e affetti,  per viaggiare in italia tramite Wwoofing.
I progetti sono cambiati e siamo finiti in Giappone con un biglietto di sola andata.
Siamo tornati in italia dopo 15 mesi in Asia.
Piccola pausa di qualche mese e siamo volati in Canada.
Causa Covid siamo dovuti tornare, ora siamo in lockdown in attesa di ripartire.

Ok! forse era troppo in breve?
Riassumere 3 anni della nostra vita in poche righe probabilmente si: è troppo breve. Ma oramai il web è tutto una gara a chi attira l’attenzione nel minor tempo possibile così, eccovi serviti… !
Ma tranquilli: per tutti quelli che, invece, sono curiosi di sapere con molti pìu dettagli come è andata la nostra storia, basta scendere di qualche riga.
Buona lettura!

Cuori Nomadi

“Ciao! Siamo Thomas e Bruna e ormai molti ci conoscono con il nome di Cuori Nomadi.
Negli  ultimi tre anni ne abbiamo passate tante ed abbiamo stravolto la nostra vita. Ma iniziamo dal principio.”

Quel giorno in cui cambiò tutto.

Era il lontano 2017 ed eravamo in Sardegna a passare le uniche due settimane di ferie che potevamo permetterci, ovviamente tutto nel modo pìù economico possibile, con la tenda in macchina pronta per essere montata in qualsiasi momento.
Bruna è sempre stata una calcolatrice e organizzava ogni particolare con largo anticipo, ma quella volta si era superata. Aveva  programmato ogni singola tappa di quella vacanza stilando una lista con tutti i campeggi economici sulla costa e soprattutto con piazzola sulla spiaggia dove piazzare la tenda.
La vacanza prevedeva di circumnavigare tutta l’isola partendo da Olbia dove, da Livorno,  eravamo arrivati in traghetto; ovviamente ogni giorno avevamo delle tappe quasi totalmente prestabilite,  per riuscire a vedere pìu cose possibili nel minor tempo e praticamente io, Tommy, dovevo solamente guidare, scottarmi il braccio fuori dal finestrino e godermi lo spettacolo.
Dopo aver visto tutte una miriade di spiagge e di panorami mozzafiato, uno degli ultimi giorni, provati da una lunga gita in barca sulla costa del Baunei, ci siamo trovati in stallo.
La giornata era stata pesante ed io non ero stato molto bene al ritorno, quindi l’umore era un pò fiacco e ci sentivamo strani, a disagio. Fu così che Bruna decise di fare qualcosa di nuovo: stanca dei soliti posti, volle cambiare itinerario, fare qualcosa di non previsto e non programmato! (questo, fidatevi, è stato probabilmente il primo vero evento scatenante).
E così, dopo un’ora a girare come dei matti in cerca di un ristorante dove mangiare, Maps ci ha mostrato un piccolo puntino rosso dove apparentemente c’era sia un ristorante che un campeggio.
Bruna telefonò per sentire se questo posto fosse aperto e una ragazza dall’accento molto strano rispose gentilmente che si, erano aperti, e c’era posto per la tenda.
Non esitammo a partire.

Il Supramonte

Ci stavamo incamminando, allontanandoci dal mare, per entrare nel cuore della barbagia, terra di pastori, di banditi, di leggende e di nuraghe; lo scenario cambiava davanti ai nostri occhi, quasi come se avessimo aperto un sipario e chiuso dietro di noi la Sardegna, fatta di mare, spiagge e turisti.
“Tommy! Guarda!”
Le parole improvvise e cariche di emozione che Bruna urlò, mi fecero sussultare e mi spinsero a guardare nella direzione che mi indicava. E così ebbi una delle più straordinarie visioni della mia vita: grosse, grasse e bellissime mucche libere in mezzo ad un campo.
Direte che sono esagerato, ma per chi è nato e cresciuto in città vedere animali liberi è davvero strano ed emozionante. E quando, poco dopo, due buffissimi maiali sdraiati sul ciglio della strada ci guardarono con assoluta indifferenza, le nostre facce estasiate tradivano la nostra emozione.

Ormai presi dall’euforia di quelle visioni, dal paesaggio incredibile e dai suoi abitanti indisturbati, senza rendercene conto avevamo rallentato e procedavamo a passo d’uomo in attesa della prossima sorpresa. Che, puntuale, arrivò poco dopo: in lontananza ecco attraversare la strada due cavalli e un puledro, così… totalmente liberi, senza gabbie, problemi o limiti! Il nostro cuore è esploso e non credevamo a tutto quello che ci si stava parando davanti agli occhi, non ci credavamo perchè scenari così in vita nostra non li avevamo mai visti.
Finalmente, arrivammo a quel famoso puntino e, scesi dalla macchina, ci accolse la ragazza dallo strano accento che ci mostrò dove sistemarci.
Andammo quindi a parcheggiare ed iniziammo a montare la tenda e a scaricare tutto l’occorrente quando ad un tratto…
“Tommy, cos’è quella luce??”
Incuriosito, mi sono girato ma non ho fatto in tempo a capire, che Bruna si era già precipitata verso qualcosa. Così l’ho raggiunta, e in un attimo ci siamo ritrovati davanti ad uno dei tramonti pìu belli su cui i nostri sguardi si fossero mai posati!
Ma quello spettacolo, che illuminava tutta la valle, non era un semplice tramonto: senza saperlo, è stato l’inizio di una nuova vita!

“Non lo so, se è stata la luce, se è stata la conclusione di una giornata un po’ stramba, se è stato il paesaggio, o se è stato il girarmi e vedere che stavo condividendo tutto ciò con la persona più importante della mia vita, ma in quel momento iniziai a piangere.. e Tommy mi abbracciò!
“È un tramonto!” Mi disse.
Si, era un tramonto, ma credo che in qualche modo quel momento ci abbia cambiato la vita.
Molti mi hanno chiesto da dove tutto è iniziato. In realtà nulla è iniziato con un solo episodio preciso, ma so con certezza che questo scenario ha dato un grande contributo all’inizio di tutto quello che abbiamo vissuto.” – Bruna

Sunset Supramonte
Non rende lo so, ma dal vivo è stato indimenticabile

Il Ritorno a casa

Quel tramonto fu importante e fantastico e la permanenza a Supramonte ancor di pìu, ma la vacanza non poteva durare per sempre; quindi, dopo altre spiagge e panorami pazzeschi, pochi giorni dopo eravamo sul traghetto per tornare a casa.
Mi ricorderò per sempre quel tragitto dal porto fino a casa, lunghissimo e soprattutto silenzioso come non mai; entrambi sentivamo un vuoto dentro di noi come mai prima, ma si sa, dopo le vacanze c’è sempre questa sensazione di abisso interno e di infelicità che accomuna un pò tutti, quindo provammo ad aspettare che passasse, tornando alla nostra vita di sempre.
Passarono i mesi ma purtroppo (o per fortuna) quella sensazione non voleva andarsene, anzi, quel vuoto diventò sempre pìu grande dentro di noi, ci stava divorando e dovevamo fare qualcosa, qualsiasi cosa.
Così Bruna iniziò a fare ricerche: ” Cambiare la propria vita, come fare? “, cercando una possibile soluzione a quello che stava succedendo e spuntò fuori una parola tra le tante : Wwoof (mettere sigla), una piattaforma mondiale dove chiunque può sperimentare la vita in aziende biologiche lavorando in cambio di vitto e alloggio (l’ho semplificata molto, leggete qui per maggiori info, vi cambierà la vita, parola nostra).
Non passò molto tempo che nella testa di Bruna iniziò a farsi strada un’idea, e doveva trovare testimonianze di chi prima di noi aveva provato questa esperienza. Finalmente scoprì un blog di due ragazzi che molto prima di noi avevano fatto questa scelta, mollando tutto per andare in giro in Italia appoggiandosi ad aziende o fattorie tramite il Wwoof.
Poco dopo si mise in contatto con questi ragazzi e non passò molto prima che si facesse convincere a provare di persona questa esperienza. Così nella sua restante settimana di ferie, ad agosto, fece la sua prima esperienza wwoof.
Mentre io ero rimasto a casa a lavorare, Bruna era in una fattoria in mezzo al nulla, con delle persone sconosciute che l’avevano accolta in casa loro per una settimana.
Sarò sincero, la sua esperienza non si rivelò una delle migliori per alcuni dettagli, ma  la sensazione di libertà nel dormire all’aperto, vivere a contatto con animali o anche solo camminare a piedi nudi sull’erba avevano smosso in lei qualcosa di importante: la voglia di libertà.

Il grande momento

Quando Bruna tornò a casa brillava di luce propria, emanava energia positiva da tutti i pori e mi contagiò molto in fretta. Lo ammetto, dopo le storie raccontate e l’euforia dell’esperienza, però, ci fu qualche giorno di stallo. Entrambi avevamo capito che andava fatto qualcosa e quel qualcosa era molto chiaro, ma non avevamo il coraggio di affrontare l’argomento. Cosicché, dopo un pò di giorni,  in una serata normale e monotona e seduti a tavola dopo aver cenato, Bruna spaccò il triste silenzio facendomi una sola e semplice domanda : ” Sei Felice? “
Ovviamente la mia risposta fu ” No…e tu? “
Al suo NO , ci siamo guardati in faccia e abbiamo capito che era il momento, non avevamo piu scuse.
Da quel momento, quell’esatto momento, la nostra vita ha iniziato un vorticoso susseguirsi di esperienze assurde.
 E continua ancora oggi.
Ma andiamo con calma. Quindi?
Decidemmo che dovevamo buttarci nel vuoto, perchè alla fine era questo che ci aspettava, il vuoto, l’abisso che poteva intrappolarci o renderci liberi, ricco di sconosciute difficoltà ma anche di grandi opportunità.

Il primo progetto : Wwoofing in italia

Bene, mettemmo giù un piano d’azione, dovevamo capire come muoverci.
Mi ero iscritto anche io al Wwoof e ci eravamo messi come prima cosa alla ricerca di possibili aziende o fattorie dove poter iniziare la nostra avventura, scegliendo con rigidi filtri quale fosse più adatta a noi. Poi avevamo messo in vendita tutte le cose superflue come vecchi telefoni, la stampante, fotocamere, videogiochi e tutto quello che non ci sarebbe servito così da raccimolare su qualche soldo extra. Quindi passammo alla vendita della mia auto e alla disdetta dell’appartamento dove vivevamo.
Nel frattempo abbiamo dovuto affrontare la questione lavoro, un argomento delicato dato che, fino ad allora, avevamo sempre cercato di ottenere un posto fisso a tutti i costi. Ed invece, tutto ad un tratto, ci siamo trovati a cercare di ottenere il contrario, niente posto fisso e nessun lavoro. Fortunatamente il mio contratto scadeva e sono riuscito a mettermi d’accordo per farlo finire senza rinnovo in modo abbastanza semplice; per Bruna è stato leggermente pìu difficile ma alla fine siamo riusciti a risolvere pure questo, e poco dopo ci siamo ritrovati senza lavoro e senza casa e soprattutto molto spaventati ma con tanta voglia di avventura.
Grazie all’appoggio dei genitori di Bruna, siamo riusciti a lasciare nella loro mansarda i pochi vestiti e oggetti che non ci sarebbero serviti; ricordo ancora la mia ‘delusione’ nel vedere che, tolto il superfluo, i miei oggetti personali ed importanti non riempivano neanche uno scatolone! La maggior parte delle cose che avevamo era inutile, e questa scoperta era stata per noi molto significativa, perchè quando ti rendi conto che ti serve la metà della metà delle cose che possiedi, ti si apre un mondo.
Ultimati i preparativi eravamo pronti, il piano prevedeva come prima tappa la Toscana per il primo mese, da una coppia che ci avrebbe cambiato la vita per sempre e, successivamente, saremmo andati in una fattoria non lontana da li per un altro mesetto, giusto in tempo per tornare a Natale a casa.

Uno dei tanti tramonti visto ai profumi dell’orto

Il primo mese è stato fantastico!
Ricorderò sempre l’arrivo ai ” profumi dell’orto“, davanti a quel grande cancello che si spalancava (e nel frattempo me la facevo sotto dalla paura).
La coppia che ci ha ospitato, e il loro figlio, ci hanno fatto sentire subito a nostro agio e nel giro di pochi giorni sembrava di stare in famiglia.
Ci hanno insegnato tanto: abbiamo raccolto olive, strappato erbacce, guardato le stelle e discusso di talmente tante cose che servirebbe un libro solo per questo capitolo della nostra vita.
Ma a pochi giorni dalla fine del nostro soggiorno ci arrivò una notizia inattesa e spiacevole, che mise a dura prova tutto quello per cui avevamo appena stravolto la nostra vita: il contatto della fattoria successiva non si faceva più sentire. Dovevamo scegliere quindi: tornare a casa subito ( con il rischio di mandare tutto all’aria), o cercare una soluzione veloce per procedere.
No! Non era finita.
Ad un certo punto, dopo pianti e disperazioni, è arrivata una richiesta proprio su un gruppo facebook del wwoof, dove cercavano wwoofers per farsi aiutare nella loro fattoria, guarda caso in Sardegna.
Pochi attimi per decidere: abbiamo trovato una offerta di un traghetto e ci siamo fiondati la, dalla famiglia pìu pazza e bella che abbiamo mai conosciuto!
Anche questo mese passato da loro meriterebbe un libro a se, uno spin off addirittura; qui abbiamo avuto il piacere di avere a che fare con un sacco di animali, come conigli, gatti, cani, galline, oche e soprattutto una ventina di cavalli che col tempo abbiamo avuto modo di conoscere e di cavalcare.
Questa famiglia ci ha dato veramente tanto e soprattutto grazie al loro annuncio abbiamo conosciuto altri sei wwoofers che, senza saperlo, avrebbero movimentato ancor di pìu la nostra avventura.

I privilegi di far wwoofing in Sardegna in bassa stagione

Tra i vari personaggi che abbiamo incontrato vorrei, in particolare, parlarvi di questa coppia: Marco e Tiphaine in arte Ciclolenti, due viaggiatori che hanno girato il mondo con la loro bicicletta per ben tre anni.
Quando abbiamo saputo che stavano arrivando li nella fattoria, siamo esplosi di gioia: stavamo per incontrare qualcuno che aveva fatto quello che solo nei sogni pìu segreti avevamo desiderato!  E così, dopo averli lasciati riposare e riprendere dalle loro fatiche, abbiamo iniziato a riempirli di domande sui loro viaggi. ( fate un salto sul loro blog a vedere cos’hanno combinato questi due matti ).
Ma il bello non è ancora arrivato!
Questa famosa coppia ci ha spinto, in qualche modo,  a fare quello che poi è stato il nostro pìu grande viaggio affrontato fino ad ora.
Era una giornata tranquilla ed avevamo appena mangiato, Bruna stava lavando i piatti con Marco e nel parlare salta fuori che mio padre (che abita in Giappone da tanti anni) da tempo sognava di farci vedere dove viveva. Ma si sa che, con il lavoro e la vita normale, prendersi due settimane di ferie per andare così lontano viene molto difficile; ma stavolta era diverso perchè noi eravamo liberi da tutto. Ad un certo punto Marco, scherzando, ci disse ” Ma perchè non andate in Giappone con un biglietto di sola andata e poi tornate in Italia con calma e soprattutto a piedi? ” …
Si avete capito bene! Sembrava una proposta veramente assurda, ma Bruna non aspettò che Marco finisse la frase e venne da me, eccitatissima, per chiedermi cosa ne pensavo. Pensando che scherzasse, le chiesi se era matta e il discorso sfumò. Ma  il giorno dopo, passata una notte a pensarci, tornai da Bruna e le dissi che ci avevo riflettuto e che avrei voluto tanto affrontare un viaggio del genere. Ma per lei il ‘momento’ era già passato, e non prese sul serio la mia proposta. Ma era tardi, perché io avevo deciso che dovevo convincerla a fare questa pazzia!

Passò quel fantastico mese e tornammo a casa per Natale, festeggiammo e neanche il tempo di riprenderci che avevamo già contattato altre due fattorie dove passare i prossimi due mesi, questa volta in liguria. Nel frattempo ovviamente progettavamo il nostro possibile itinerario di un fantasmagorico giro del Mondo. Ma nulla era ancora deciso.

Il grande passo

Eravamo nella penultima fattoria, Sugarsu, da un’ altra coppia con un bambino che aveva deciso di ospitarci per quasi un mese a casa loro in cambio di aiuto con i lavori vari, tra cui accudire il loro gregge di capre, spaccare legna e accudire l’orto.
Mi ricorderò per sempre il momento in cui mio padre mi chiamò per darmi la bella notizia: eravamo nel bosco in cerca di frasche per le capre, ma dovevamo fare veloce perchè il caprone era un pò una testa calda ed avevamo una paura folle di stargli vicino; così, mentre eravamo intenti a recuperare le foglie, sento che mi suona il telefono e rispondo: era mio padre che ci avvisava di aver comprato i biglietti per andarlo a trovare a Kobe con un volo di sola andata! Fantastico!
Ma ho dovuto trattenere la gioia perché, nel frattempo, Jambu il caprone ci aveva trovato e stava portando tutto il gregge a rubarci le frasche. Senza pensarci un attimo siamo scappati a gambe levate chiamando Mauro, il proprietario, per risolvere il problema.
Poi ovviamente, con calma, abbiamo richiamato mio padre per avere tutti i dettagli e ripetere la telefonata grandiosa.

Simpatici amici a Sugarsu

Infine ci fu l’ultima esperienza con il wwoof, sempre in Liguria ma quella volta è stata breve per tante ragioni ma soprattutto perchè nella nostra testa ormai c’era l’imminente viaggio in Asia. Cosi, dopo neanche tre settimane, siamo tornati a “casa”, dai genitori di Bruna che ci hanno ospitato fino al grande giorno, dandoci modo di organizzare il tutto per bene, o almeno così pensavamo.

La preparazione

Avevamo poco meno di due mesi prima di partire, il volo era previsto per il 26 aprile 2018 e avevamo tante cose da preparare come, per esempio, che tipo di viaggio andavamo ad affrontare, che attrezzatura comprare, il possibile itinerario, l’assicurazione di viaggio, le ultime cose da vendere e altri piccoli dettagli burocratici.
Decidemmo di intraprendere un viaggio zaino in spalla senza date prefissate di ritorno, cercando di spendere il meno possibile data la nostra scarsa possibilità finanziaria. Così  decidemmo di stabilire un budget di 10 euro a testa al giorno, di media ovviamente (una follia, lo so).
Iniziammo con il tentativo di stabilire un’ itinerario possibile del nostro viaggio e le idee erano molto confuse; mi ricordo che all’inizio avremmo voluto passare dal Giappone alla Cina per finire in Vietnam e girare tutto il sud est asiatico arrivando in Australia. Ma capimmo molto presto che le cose non potevano andare così, per vari motivi.
Dopo giorni a cercare di tracciare un percorso,  decidemmo di non passare in Cina per una questione di tempistiche e prezzi dei visti. Dato che volevamo girare il Giappone sfruttando i tre mesi di visto, non saremmo mai riusciti ad usufruire del visto cinese in tempo quindi optammo per comprare un volo d’uscita dal giappone direttamente per la tappa pìu economica, la Thailandia.
Bene, la prima tappa c’era, da li in poi era solo questione di decidere quale stato attraversare di volta in volta, sempre tenendo l’idea di arrivare il pìu vicino all’Australia. Almeno….l’idea era quella.

Uno degli aspetti pìu importanti è stato quale assicurazione scegliere e vi giuro che la ricerca è stata estenuante e, come un pò in tutte le cose che ci sono successe, abbiamo avuto fortuna, perchè dopo giornate intere a confrontare tutte le varie assicurazioni di viaggio che, purtroppo, non erano idonee al nostro che stavamo per affrontare, abbiamo sentito i nostri vecchi amici del wwoof, (ricordate?) i Ciclolenti, che essendosi trovati bene con Chapka assurance, ce l’hanno vivamente consigliata per svariati motivi che vi spiegheremo e, fidatevi, dopo tutto questo tempo, ne abbiamo sentite di tutti i colori sulle assicurazioni di viaggio e ancora oggi siamo convintissimi che la scelta fatta sia stata la migliore.

Toccava ora all’attrezzatura. Ovviamente, per prepararsi ad un viaggio senza mete prefissate e senza date, era difficile provare a stabilire un possibile equipaggiamento che prevedesse qualsiasi cosa ci fosse toccata affrontare nei mesi successivi; così provammo a stabilire le cose essenziali da portare con noi, affidandoci a svariati blog, negozi e guide di persone che avevano già fatto questo tipo di avventura e, dopo ricerche estenuanti, trovammo un negozio in una fiera che ci aiutò a scegliere la maggiorparte dell’attrezzatura.
Mi ricordo ancora quella giornata: siamo stati nel negozio di Mountain experience per otto ore di fila, facendo pausa solo per pranzare e per dare tregua agli addetti che sicuramente un pò ci hanno odiato, ma alla fine siamo usciti dopo aver investito una parte dei soldi guadagnati dalla vendita delle cose superflue e portandoci a casa zaini, scarpe, attrezzi da campeggio con annessa tenda e svariati vestiti tecnici.
Ma approfondiremo questo argomento in un articolo a parte per chi fosse interessato.

Mancava poco, ma ormai era quasi tutto pronto: passaporti rinnovati, zaini pieni (pienissimi, il mio pesava 23 kg e quello di bruna 16, una follia che col senno di poi avrei tolto almeno la metà di quello che contenevano) ultimi oggetti venduti compresa la mia macchina, assicurazione fatta per i primi 6 mesi, itinerario possibile pronto e pagine social attivate per cercare di raccontare a tutti quello che stavamo per fare. Non mancava nulla, se non una minima esperienza di viaggi simili.
Ma questo era superfluo!

L’evidente tensione pre partenza

Il viaggio

Il fatidico giorno era arrivato: 26 aprile 2018!
Un aereo ci stava aspettando a Milano per portarci a Nuova Delhi, dove avremmo fatto scalo ( 16 ore di scalo…dopo 8 o 10 ore di volo…era l’offerta pìu conveniente)  ed infine un altro aereo ci avrebbe portato “direttamente” (ps abbiamo fatto scalo di 1 ora restando sull’aereo ad hong kong) a Osaka, dove mio padre ci stava aspettando.
Quel volo ci ha portato ad esplorare tanti paesi asiatici come appunto Giappone, Thailandia, Laos, Vietnam, Cambogia, Malesia, Singapore, Nepal e India. Ci ha portato a fare esperienze assurde come girare in autostop con i Giapponesi; dormire circondati dagli scarafaggi in una stazione sperduta tra Laos e Vietnam dopo che il bus si è fermato causa frana; lavorare in un ostello Cambogiano pieno di matti; vedere tramonti pazzeschi cenando con i piedi nella sabbia, svegliandoci in mezzo alla natura pìu selvaggia, combattendo con delle scimmie che volevano a tutti i costri rubarci il cibo; essere invitati nel club dell’Hilton a Kuala Lumpur, ritrovandoci su un balcone di Varanasi a raccontare i nostri segreti pìu intimi a sconosciuti e tante, tantissime altre cose pazzesche.
Ma da qui in poi non basterebbero dieci libri per raccontare tutto quello che è successo, i nostri progetti sono cambiati durante questa avventura. Ma se vi interessasse curiosare,  una buona parte di questo viaggio è sulla nostra pagina Instagram, dove c’è una raccolta di buona parte delle nostre storie con i vari step e paesi.

Ma ora dove siamo, vi starete chiedendo… Beh siamo tornati da quel viaggio, si. Poi ci siamo presi una pausa in italia per mettere da parte dei soldi in vista del nuovo progetto che nel frattempo era cambiato ancora, anche se in realtà era semplicemente tornato come quello originale ma con molti pìu dettagli, dopodichè eravamo partiti per il Canada.  Ma, a causa del covid 19 e alcuni imprevisti, abbiamo dovuto fare ritorno a casa, dove siamo ora, ad aspettare il giorno in cui potremo riprendere il nostro progetto sempre più vicino.

Da Giugno dicono che si possa tornare a girare per le regioni, che sia la volta buona? Restate connessi per aggiornamenti.

Per qualsiasi domanda, dubbio o consiglio non esitate a contattarci tramite il form, i commenti o sulle nostre pagine social, vi aspettiamo!